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I pericoli nel WEB

Da quali pericoli protegge BYTO?
I pericoli collegati a internet sono di più tipi e provenienze. Per questo la condizione oggettiva di una famiglia – oltre che la percezione psicologica – è quella di essere potenzialmente “circondata”.
Le tipologie di pericoli sono essenzialmente tre.

Contenuti e messaggi.
I contenuti possono procurare vari danni, a partire da quelli lesivi della dignità. 
In secondo luogo possono essere diseducativi e psicologicamente destabilizzanti, come quelli inerenti la pornografia e la pedopornografia, la violenza, il razzismo e il bullismo. In tal senso, le statistiche mostrano che almeno un adolescente su cinque, nel nostro Paese, è vittima di bullismo. Su circa 5mila ragazzi intervistati, il 15% degli studenti italiani ha confessato di essere stato vittima di episodi di bullismo e cyberbullismo. I social network sarebbero l’arma principale utilizzata dai cyberbulli (61%). L’attacco alla vittima prescelta avviene nel 59% dei casi utilizzando fotografie denigratorie oppure con la creazione di gruppi ad hoc (57%) per perseguitare il soggetto preso di mira.
Inoltre internet può veicolare contenuti illegali, come diffondere malware. I malware sono tutti i software creati allo scopo di causare danni a un computer 
o ai suoi utenti. In soli tre mesi del 2015 si sono abbattuti sull’Italia 10 milioni di malware.

Contatti.
La forma più strisciante e pericolosa è l’adescamento, nei suoi vari generi. Caso frequente è
 il child grooming, cioè l’atto di chattare o comunque creare qualunque relazione amicale col minore per guadagnare la sua fiducia, per poi compiere degli illeciti. Durante il grooming possono essere usate immagini pedopornografiche per normalizzare 
il rapporto tra adulto e minore. 
L’ulteriore rischio è che il minore venga persuaso
 a inviare immagini sessuate di sé.

Offerte commerciali.
Sono molto diffuse le offerte 
online di prodotti o servizi che possono portare minacce alla privacy, provocare frodi e furti d’identità.
Se siamo circondati da rischi, l’unica difesa vera è trasformare il nucleo famiglia-tecnologia in un enclave protetto. Un enclave effettivo, letterale, inteso come qualcosa che non viene contaminato da ciò che lo circonda.

Da dove provengono i pericoli?
Molto empiricamente, sono tanti gli strumenti tramite cui
 i ragazzi e, in generale le famiglie, possono entrare in contatto con minacce. Strumenti che entrano abitualmente e ampiamente in tutte le case: PC, notebook, smartphone, tablet, console videogiochi, smart tv. 
Una pericolosità che aumenta in modo esponenziale se rapportata alla “quantità” di consumo informatico. Almeno il 50% dei bambini tra i 5 ed i 17 anni si connettono, di norma, ad Internet. Ovviamente queste percentuali crescono con dell’età, oltrepassando l’80% dai 12 anni in avanti. Le ore passate dagli adolescenti italiani davanti a internet sono almeno 25 a settimana. Allargando il focus all’intera popolazione, i dati del 2015 sono veramente emblematici di quanto internet sia diventato un modus vivendi.
 Gli account attivi su piattaforme social sono oggi quasi 30 milioni, di cui 22 milioni interagiscono attraverso smartphone: la crescita, da questo punto di vista, è dell’11% rispetto al 2014. In termini di tempo, da PC/laptop trascorriamo mediamente 4 ore e 28 minuti ogni giorno su internet, di cui 2 ore e 30 minuti sono dedicate all’utilizzo di piattaforme social.
Molto eloquente è anche il dato numerico relativo ai fruitori: navigano 36,6 milioni di persone (ovvero il 60% dell’intera popolazione italiana), mentre sono 28 milioni gli account social attivi.
La piattaforma più utilizzata è WhatsApp, a conferma della macroscopica diffusione di applicazioni di instant messaging. La tecnologia è quindi parte inscindibile delle nostre vite. Quello che si può e si deve scindere è la sua pericolosità.
Togliere la pericolosità dalle esistenze delle persone a cui teniamo.

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